Kyoto Higashiyama Hanatōro 2010

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La maiko Keiko 圭衣子 di Gion Kobu fotografata da Onihide, il 13 marzo 2010.

La via del fiore e della luce si accende, in città, dal 13 al 22 marzo. Vi servirà almeno un’ora per esplorare completamente i suoi 4,6 chilometri!

Il Lanterns Festival si celebra, a Kyōto, solo dal 2003: lo scopo è quello di promuovere il turismo in questo specifico mese. Duemilaquattrocento lanterne di sei tipi differenti si sono materializzate in Higashiyama, da Sanjo a Gojo, e splendide decorazioni floreali profumano il parco Maruyama-koen.

I templi e i santuari della zona illuminano i propri edifici e i maestosi alberi. In questi spettacolari dieci giorni si possono ammirare tanti eventi culturali differenti!

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L’iniziazione inesplorata di una geisha

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Il Riformista, oggi a pagina 20.

“L’iniziazione inesplorata di una geisha” di Anna Mazzone

DIARIO. Spesso l’Occidente le vede come mere “intrattenitrici”. Ma dietro la formazione di una musa moderna c’è molto di più. Miriam Bendìa racconta gli sforzi, le paure e la passione di una Maiko per aggiungere l’arte.

Avete mai sfiorato lo sguardo di una geisha? Le avete mai viste correre su per le scale del tempio, sorridenti mentre il vento dolce di Kyoto prova a scompigliargli l’acconciatura austera? Le avete mai osservate coprirsi le labbra intense e abbassare gli occhi dopo una battuta mentre sorseggiano del thè verde? Le geisha sono un mistero. Lo resteranno ancora. È questo il loro incantesimo perpetuo. Non si riesce mai a toccarle fino in fondo, a conoscere l’abisso profondo che si cela dietro il loro sorriso. Per questa ragione continuano a farci sognare e a stregarci. Quando una geisha ti cammina davanti per strada con il suo passo delicato e veloce, il tempo si ferma e si resta impietriti a fissare l’incanto in movimento. Anche se è già scomparsa dalla nostra visuale, se ha voltato l’angolo ed è in un altro dove. Le geisha lasciano una scia che non si può etichettare, ma è certo che stordisce, anche se solo per un breve istante. È difficile parlare di geisha. Sono sfuggenti, come sabbia che scivola in silenzio tra le dita. Eppure, il nuovo libro di Miriam Bendìa, Diario di una Maiko della Casedei Libri riesce ad avvicinarsi molto a quel tesoro inesplorato che è la quotidianità di una geisha.

Diario di una Maiko è un’incantevole e poetica galleria dedicata a quelle muse della femminilità e dell’arte rappresentate da tutte le donne giapponesi che decidono di diventare geisha. Culturalmente, noi occidentali siamo abituati a scelte diverse, che comportano il più delle volte l’oscuramento del proprio corpo, la negazione di qualsiasi appiglio erotico e sensuale e non già la sua piena esaltazione, il suo trionfo artistico. Le geisha sono esattamente il contrario. In giapponese il loro nome è composto da due kanji: gei, che significa arte e sha, che significa persona. Le geisha, dunque, incarnano l’arte con la loro vita e all’arte sono fedeli e sempre devote. Sono danzatrici, musiciste, attrici. Le geishe compongono haiku, le brevi poesie nipponiche, e sanno affrontare discussioni letterarie e filosofiche, ma anche economiche e politiche. Tutto nella loro bocca e tra le loro dita diventa arte.

Il romanzo della Bendìa è una galleria fotografica sulle geishe.

Delicato, poetico, dinamico. I magnifici ritratti firmati da Michael Chandler scandiscono il ritmo diaristico del libro che non ha una natura documentaristica, ma piuttosto squaderna sapientemente (e dolcemente) le aspirazioni della giovane Sotori, che a quindici anni decide di seguire la sua strada per diventare una geisha. E come tutte le adolescenti del mondo Sotori ha un diario, che segna i piccoli momenti importanti della sua vita. Con orgoglio e fierezza descrive la gioia di essere stata accettata come Maiko in una okiya di Kyoto, ossia una delle tante geisha house dove un piccolo esercito di donne inizia le giovani Maiko all’arte del levigare i propri corpi, per farne opere di assoluta bellezza che possano facilmente accendere il desiderio degli uomini. La nuova Maiko impara a vestirsi, a truccarsi, a pettinarsi secondo una logica ferrea. La vita nell’okiya non è affatto semplice.
Bisogna studiare tanto e imparare in fretta. Quando si entra in una okiya si taglia il cordone ombelicale con l’esterno, con gli affetti, con la famiglia, e si entra a far parte di una sorta di mondo parallelo, fatto di obbedienza e di duro lavoro. Diventare opera d’arte è un’attività complessa, che richiede sforzo e passione. Sfogliando Diario di una Maiko ci si rende conto di quanto cuore ci sia dietro il diventare quello che noi occidentali – assai volgarmente – definiamo spesso come delle mere “intrattenitrici”.

丑 ~ Ushi

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La maiko Fukuho, incontrata da Momoyama.

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La geiko Kikutsuru, mentre esce dal Minamiza Theatre, fotografata da Momoyama.

Secondo il calendario zodiacale tradizionale, il 2009 sarà l’anno del bufalo (丑, ushi).

Quando arriva dicembre in Giappone si preparano i mochi e, spesso, si decorano gli alberi con questi come se fossero dei bianchi fiori. Dunque anche le maiko ritengono di buon auspicio indossare dei kanzashi che esibiscano simbolici mochibana.

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La maiko Umeha, nell’obiettivo di Momoyama.

L’ornamento del mese contiene anche due maneki: minuscole etichette bianche.
Infatti è tradizione che, a dicembre, le maiko visitino il Minamiza Theatre e chiedano ai due attori di Kabuki preferiti di autografare i loro maneki. Quale ulteriore elemento possono utilizzare anche foglie di bambù.

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La maiko Makino, ritratto di Momoyama.

Il tredici dicembre, in tutti gli hanamachi di Kyoto, si svolgerà il rito della Kotohajime (事始め, il principio delle cose). Questo giorno speciale sancisce l’inizio dei preparativi per il Nuovo Anno. Le maiko e le geiko visitano i propri insegnanti, i clienti e le teahouses portando in dono i kagami mochi come segno di ringraziamento per i favori ricevuti, nei dodici mesi passati, e come migliore augurio, per i dodici mesi futuri.