DIARIO SEGRETO DI UNA GIOVANE GEISHA [Barisera]

CasadeiLibri, geiko, geisha, hana kanzashi, Kouta, maiko, Miyabi no Mai, oshiroi, teatro

Barisera_6 e 7 aprile 2009

Una cultura antica fuori dagli stereotipi occidentali

Mai (danza) e ko (fanciulla), fanciulla che danza, ovvero danzatrice, ma per voler essere ancora più precisi apprendista geisha. Nulla che ricalchi l’idea occidentale e ossessiva di una simil prostituta e della quale idea, in una porzione di testo, viene spiegata l’origine. Agli inizi del diciassettesimo secolo, un gruppo di ballerine guidate dalla giovane e vergine (così narra la leggenda) Izumo si esibirono lungo le rive del Kamogawa, vestite solo dei loro kimono di seta. La danza era talmente erotica e vivace che fu coniata anche una nuova parola formata da tre ideogrammi: ka (canto), bu (danza), ki (tecnica). L’impressione e le reazioni che le ragazze suscitarono sugli spettatori erano talmente eccessive che le autorità bandirono le donne dalle pubbliche esibizioni. A quel punto molte di loro cominciarono a lavorare nell’illegalità, altre ottennero protezione dai samurai ai quali concedevano esibizioni private. Da queste donne, un secolo dopo, sarebbero nate le prime geiko.

Kouta

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Calligrafia realizzata dal maestro Kaieda Shumpo (Miyaji Harumi).

L’esperienza più emozionante e intima che si possa assaporare, in una o-chaya, è respirare la stessa aria di una geisha che canta, per noi, il suo kouta favorito accarezzando con le mani nude uno shamisen.

Quale genere musicale il kouta è descritto perfettamente dalla semplice traduzione del termine: letteralmente breve canzone (ko-uta).

La maggior parte di questi componimenti possono essere cantati in meno di sessanta secondi, i più lunghi si protraggono al massimo per tre o quattro minuti in tutto. Essi sono accompagnati appunto dal tradizionale shamisen, una chitarra a tre corde simile al banjo.

La difficoltà nel cantare un kouta è data dal fatto che la voce e lo strumento seguono due diversi fili, nel suono e negli intervalli, intrecciandoli però insieme come in un vivace duetto. Lo shamisen lancia la nota iniziale di una frase, guidando il cantante, ma dopo sono la complicata coordinazione dei tempi e l’abile sincronizzazione che vengono apprezzate o meno dall’ascoltatore…

Haru kaze ga

Soyo soyo to

Fuku wa uchi e to

Kono yado e

Oni wa soto e to

Ume ga ka soyuru

Oya! Ame ka yuki ka

Mama yo mama yo

Kon’ya mo ashita mo

Itsuzuke ni

Shōgazake


Il vento di primavera sussurra

Fai entrare la buona sorte!

Respira il profumo dei prugni

Scaccia i demoni!

Piove?

Nevica?

Non mi interessa…

Noi stasera

e anche domani,

brinderemo con il sake allo zenzero.