“Lezione sull’Arte della geisha”: oshiroi (il trucco tradizionale)

geiko, geisha, Lezioni sull'Arte della Geisha, lib(e)rid'Arte, maiko, Miyabi no Mai, oshiroi, teatro

o-shiroi_231

Quando una geisha o una maiko (apprendista) si dipinge il viso con la polvere bianca che crea la loro tipica maschera è un processo molto diverso dal normale trucco delle altre donne. Il kimono lo indossano solo dopo aver terminato il make up, non possono certo correre il rischio di macchiarne la seta preziosa!

Innanzitutto detergono la pelle per liberarla da ogni impurità.

Prima di iniziare si concentrano: non saranno concessi errori, se sbaglieranno un qualunque tratto del disegno dovranno ricominciare tutto dal principio e faranno tardi al loro appuntamento.

Diario di una Maiko: la scuola di seduzione di un’apprendista geisha

Baika-sai, CasadeiLibri, Flickr, geiko, geisha, Kamishichiken, maiko, Miyabi no Mai, Naokazu, Naosome, Sto scrivendo...

fotografia-di-dave-lumenta_baika-sai-2008_naokazu-maiko-kamishichiken_4

Baika sai 2008: la maiko Naokazu di Kamishichiken, fotografata da Dave Lumenta.

“Il cuore di un uomo è il cuore del Giappone e finché il cuore del Giappone batterà per una geisha, entrambi sopravvivranno”.

Chi è la geisha? Non è una cortigiana e non è una moglie. Soprattutto, non è una prostituta. E’ un’opera d’arte e insieme è un’artista, che vende non il suo corpo ma l’abilità di creare un altro mondo, un mondo dove regna solo il bello, dove erotismo e seduzione sono il risultato di un lungo e difficile percorso.

Sotōri, la giovane protagonista di “Diario di una Maiko” questo lo sa bene. All’età di soli quindici anni, è stata accettata in una okiya di Kyoto. Okiya è come vengono chiamate le boarding house, quasi delle pensioni che addestrano e ospitano le giovani Maiko, le ragazze scelte per apprendere l’antica arte della seduzione. Un’arte che Sotōri riconosce nelle leggiadra e soave Naoko, sensuale e famosa geisha. Per lei, Sotōri abbandonerà tutto, casa, famiglia, amori; per lei diventerà una Maiko, cioè un’apprendista geisha, così da poter rivedere ancora quella splendida creatura, terrena e insieme magica.

diario-di-una-maiko_little-cover

Sotōri persegue l’arte (gei) come vita: se per una geisha il gei è lo scopo ultimo, allora è anche vero che la sua vita deve diventare arte. Levigare la propria esistenza in un’opera d’arte, questo fa Sotōri, questo ci spiega nel suo diario.

L’autrice Miriam Bendìa, che si occupa da anni di editing letterario, stavolta ci guida attraverso le pagine di un diario, e attraverso il cuore della giovane Sotōri, e lo fa con mano sicura, con una scrittura pressoché perfetta, misurata in ogni parola, morbida e levigata proprio come la seta di un kimono.

Miriam Bendìa
Diario di una Maiko
Casadei Libri Editore
Prezzo € 16,00
Pagine: 192 con 36 foto a colori
In libreria.

Cristiana Danila Formetta

L’iniziazione inesplorata di una geisha

CasadeiLibri, Flickr, geiko, geisha, Makino, Naosome, Sto scrivendo...

il-riformista

Il Riformista, oggi a pagina 20.

“L’iniziazione inesplorata di una geisha” di Anna Mazzone

DIARIO. Spesso l’Occidente le vede come mere “intrattenitrici”. Ma dietro la formazione di una musa moderna c’è molto di più. Miriam Bendìa racconta gli sforzi, le paure e la passione di una Maiko per aggiungere l’arte.

Avete mai sfiorato lo sguardo di una geisha? Le avete mai viste correre su per le scale del tempio, sorridenti mentre il vento dolce di Kyoto prova a scompigliargli l’acconciatura austera? Le avete mai osservate coprirsi le labbra intense e abbassare gli occhi dopo una battuta mentre sorseggiano del thè verde? Le geisha sono un mistero. Lo resteranno ancora. È questo il loro incantesimo perpetuo. Non si riesce mai a toccarle fino in fondo, a conoscere l’abisso profondo che si cela dietro il loro sorriso. Per questa ragione continuano a farci sognare e a stregarci. Quando una geisha ti cammina davanti per strada con il suo passo delicato e veloce, il tempo si ferma e si resta impietriti a fissare l’incanto in movimento. Anche se è già scomparsa dalla nostra visuale, se ha voltato l’angolo ed è in un altro dove. Le geisha lasciano una scia che non si può etichettare, ma è certo che stordisce, anche se solo per un breve istante. È difficile parlare di geisha. Sono sfuggenti, come sabbia che scivola in silenzio tra le dita. Eppure, il nuovo libro di Miriam Bendìa, Diario di una Maiko della Casedei Libri riesce ad avvicinarsi molto a quel tesoro inesplorato che è la quotidianità di una geisha.

Diario di una Maiko è un’incantevole e poetica galleria dedicata a quelle muse della femminilità e dell’arte rappresentate da tutte le donne giapponesi che decidono di diventare geisha. Culturalmente, noi occidentali siamo abituati a scelte diverse, che comportano il più delle volte l’oscuramento del proprio corpo, la negazione di qualsiasi appiglio erotico e sensuale e non già la sua piena esaltazione, il suo trionfo artistico. Le geisha sono esattamente il contrario. In giapponese il loro nome è composto da due kanji: gei, che significa arte e sha, che significa persona. Le geisha, dunque, incarnano l’arte con la loro vita e all’arte sono fedeli e sempre devote. Sono danzatrici, musiciste, attrici. Le geishe compongono haiku, le brevi poesie nipponiche, e sanno affrontare discussioni letterarie e filosofiche, ma anche economiche e politiche. Tutto nella loro bocca e tra le loro dita diventa arte.

Il romanzo della Bendìa è una galleria fotografica sulle geishe.

Delicato, poetico, dinamico. I magnifici ritratti firmati da Michael Chandler scandiscono il ritmo diaristico del libro che non ha una natura documentaristica, ma piuttosto squaderna sapientemente (e dolcemente) le aspirazioni della giovane Sotori, che a quindici anni decide di seguire la sua strada per diventare una geisha. E come tutte le adolescenti del mondo Sotori ha un diario, che segna i piccoli momenti importanti della sua vita. Con orgoglio e fierezza descrive la gioia di essere stata accettata come Maiko in una okiya di Kyoto, ossia una delle tante geisha house dove un piccolo esercito di donne inizia le giovani Maiko all’arte del levigare i propri corpi, per farne opere di assoluta bellezza che possano facilmente accendere il desiderio degli uomini. La nuova Maiko impara a vestirsi, a truccarsi, a pettinarsi secondo una logica ferrea. La vita nell’okiya non è affatto semplice.
Bisogna studiare tanto e imparare in fretta. Quando si entra in una okiya si taglia il cordone ombelicale con l’esterno, con gli affetti, con la famiglia, e si entra a far parte di una sorta di mondo parallelo, fatto di obbedienza e di duro lavoro. Diventare opera d’arte è un’attività complessa, che richiede sforzo e passione. Sfogliando Diario di una Maiko ci si rende conto di quanto cuore ci sia dietro il diventare quello che noi occidentali – assai volgarmente – definiamo spesso come delle mere “intrattenitrici”.

Ureshii Hinamatsuri! [Felice Hinamatsuri]

Ayano, Flickr, Fukunami, Fukuteru, Hinamatsuri, Japananese life style, living flowers, maiko, YouTube

maiko-ayano-with-hina-matsuri-dolls_03-2009_2

maiko-ayano-with-hina-matsuri-dolls_03-2009_3

La maiko Ayano (彩乃), fotografata da Onihide.

Il tre marzo, in Giappone, si tiene il Festival delle Bambole: Hinamatsuri (雛祭り).

La festa risale all’epoca Heian (794-1192), quando si celebrava il terzo giorno del terzo mese nel calendario lunare (corrispondente all’attuale aprile). In quel tempo era usanza festeggiare la primavera fabbricando bambole di carta (hina) sulle quali trasferire, con una cerimonia magica, malattie e sventure che avrebbero potuto affliggere la famiglia. Era la hina-nagashi (bambola galleggiante). Esse venivano poi gettate in un fiume eseguendo riti esorcistici. Ma nel dodicesimo secolo la nobiltà trasformò la festa in un’esibizione di bambole riccamente abbigliate con i costumi della corte imperiale, quale augurio di vita prospera e di un felice matrimonio. Dopo il diciassettesimo secolo l’usanza si diffuse in tutte le classi sociali e con l’adozione del calendario gregoriano la festa, oggi, ricorre il tre marzo.