Le cinque felicità

Japananese life style

Cosa riuscite a vedere sopra la nave, nella foto?
Sapreste riconoscere gli oggetti all’interno?

Si tratta della Takarabune (treasure boat), carica dei preziosi takaramono (sette tesori) quali le balle di riso, i magici martelli della Fortuna, lo splendido corallo, i sacchi d’oro, i sacri testi buddisti, i senryōbaku (千両爆, scatole da 100 ryō) e i cappelli od ombrelli o impermeabili di paglia. Nell’antico Daichi Doron (大智度論, Discorsi sulla Grande Saggezza) già sono elencati i sette tesori: riso, tama (gioiello), oro, argento, kakuregasa (l’ombrello che rende invisibili), kakuremino (la veste che rende invisibili) e agata.
A volte, potete ammirare a bordo anche gli Shichifukujin (七福神, le Sette Divinità della Fortuna) e la loro fluttuante vela è decorata con un grande kanji di Kotobuki che significa longevità.
La Takarabune è diventata popolare, come simbolo di buona sorte, nell’era Edo e da allora è rimasta tra i preferiti motivi di favorevole auspicio. Ogni giapponese si augura di vederla navigare durante l’hatsuyume, ovvero nel sogno tra il primo e il secondo giorno del nuovo anno, poiché allora i dodici mesi che verranno gli doneranno i cinque fuku (, felicità): lunga vita, salute, benessere, amore della virtù e morte dopo una veneranda età.
Per questo mettono un’immagine della magica nave sotto il cuscino, in quella notte…

開運

Japananese life style

Foto: 日本経済新聞.

「子年はえとの始まり。何事にも自分本位でなく、愛情の深い社会生活を基にしていただきたい」。

Il 2008 sarà l’anno del Topo (nezumi).

In Giappone alternano i dodici segni dell’oroscopo nel calendario.
I segni sono gli animali. Ecco l’ordine che si ripete ogni dodici anni: Topo, Bue, Tigre, Coniglio, Drago (o Cavalluccio), Serpente, Cavallo, Pecora, Scimmia, Gallo, Cane, Cinghiale.

“Il topo è il primo segno dell’oroscopo (cinese) ed è un segno altruista. Vorrei che durante il prossimo anno le persone fondassero la propria vita sociale sul profondo senso dell’amore senza egoismi di ogni sorta”, ha detto Asahi Yoshihiden, l’abate del santuario Kumano Nachi di Nachikatsuura (prefettura di Wakayama). Egli ha realizzato una grande tavola votiva (絵馬, ema) raffigurante un topo mentre mangia una carota: accanto all’animale ha dipinto la parola Kaiun (開運, buona fortuna).

Sarei curiosa di conoscere il vostro desiderio per il nuovo anno…
Mi raccomando, non dimenticate di scegliere un amuleto speciale per allontanare dal cuore la sfortuna e gli spiriti maligni!

歌舞伎 (^。^)

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Foto: dal libro Nihongami No Sekai.

Quando arriva dicembre si preparano i mochi e, spesso, si decorano gli alberi con questi come se fossero dei bianchi fiori. Dunque anche le maiko ritengono di buon auspicio indossare dei kanzashi che esibiscano simbolici mochibana.
L’ornamento del mese contiene anche due maneki: minuscole etichette bianche.
Infatti è tradizione che, a dicembre, le maiko visitino il Minamiza Theatre e chiedano ai due attori di Kabuki preferiti di autografare i loro maneki. Quale ulteriore elemento possono utilizzare anche foglie di bambù.

Foto: dal libro Nihongami No Sekai.

Kokin Nee-san

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Con la pelle del volto increspata dall’età e l’udito ormai debole, la geiko più anziana del mondo volge il suo sguardo al futuro per preservare il passato. La 99enne Kokin è fiera di aver dedicato tutta la vita all’essere geisha: ammirata dagli uomini per il fascino, l’intelligenza e la sua bellezza.
Ma, allo stesso tempo, rimpiange il periodo antecedente la Seconda Guerra Mondiale, quando i quartieri delle geisha si riempivano di vita subito dopo il calar del sole e le maiko e le geiko, avvolte nei fluttuanti kimono, si recavano in risciò verso i ryōtei (料亭) . Lì intrattenevano uomini facoltosi durante incantevoli banchetti che duravano spesso fino all’alba.

Oggi le strade degli hanamachi sono piuttosto tranquille, in un Giappone dove la vita notturna è già ampiamente illuminata dalle insegne delle discoteche, degli hostess bar e dei karaoke, lasciando molte geisha nostalgiche per i tempi andati e soprattutto senza lavoro.
“I clienti di una volta parlavano con noi a lungo. Oggi i clienti, soprattutto quelli più giovani, non hanno niente di cui parlare con noi. Vanno dritti al karaoke”, si lamenta Kokin che, secondo le usanze del karyūkai, preferisce rivelare solo il suo nome d’arte.